|
|
La
quiete prima della tempesta?
(2
luglio 2004)
Come
soffro quando ripenso a quegli anni! Erano gli ultimi anni Sessanta, con
una stupenda Alfa Romeo Montreal esposta all'Esposizione Mondiale di
Montreal (Canada) del 1967. La Montreal, un progetto nato da una sfida
lanciata dagli organizzatori dell'Esposizione all'Alfa Romeo e al
carrozziere Nuccio Bertone, una sfida racchiusa in poche parole: "Una
vettura che soddisfi la maggior aspirazione raggiungibile da un uomo in
fatto di automobili". La
Montreal, un gioiello che dei gioielli più preziosi rischiò di fare
anche la fine: ammuffire in un angolo di museo, inutilizzato. Solo nel
1971, dopo ben quattro anni (nel mondo dell'auto, una infinità!), si trovò
il "coraggio" di avviarne la produzione in serie. Proprio quella
lunga gestazione fu il motivo del suo insuccesso commerciale: la Montreal,
si disse, era nata già vecchia. Rimase in produzione sino al 1977, ma ne
furono fabbricati meno di quattromila esemplari. Tante
volte, decisamente troppe, è sembrato che l'Alfa Romeo volesse dimostrare
al mondo di essere bravissima nel farsi del male: la sua storia è
costellata di auto splendide di cui per un motivo o per un altro non è
stata mai avviata la produzione o, se pure è stata avviata, lo è stata
con eccessivo ritardo. Come dimenticare l'interminabile gestazione dell'Alfetta
GT, iniziata nel 1967 e conclusasi solo ben sette anni dopo? E non è
forse anche il caso dell'Alfa 6? E che dire di quello stupendo oggetto
d'arte che fu l'Alfa Nuvola, mai prodotta in serie? Cosa del resto non
nuova, visto che la stessa sorte tocco anche all'Alfa Protèo. Ecco,
se l'Alfa arrivò agonizzante alla metà degli anni Ottanta fu anche (ma
non solo) per questa sua incredibile capacità di farsi del male, che poi
è come dire che un po' di lungimiranza in più non avrebbe guastato.
Questo
è un aspetto (importante) della storia, l'altro aspetto è rappresentato
da tutte le altre grandi automobili che comunque l'Alfa ci ha dato e che
hanno visto, prima o dopo, la luce. Quello
attuale è un momento delicato, un momento di quiete che potrebbe
precludere una benefica tempesta ma anche uno sterile deserto. Il 2004, lo
si potrebbe definire un anno interlocutorio, fatto di progetti e di
ripensamenti, di intuizioni e di marce indietro, di conservatorismi e di
improvvisi slanci in avanti. Ciò
che è in gioco non è tanto l'Alfa di oggi (che è viva e dà grandi
soddisfazioni), quanto soprattutto l'Alfa di domani. All'indomani
dell'insediamento della nuova dirigenza alla guida del Gruppo Fiat,
sintetizzata dal duo Montezemolo-Marchionne, il nodo fondamentale diventa
quello di definire, rafforzandolo, la missione che l'Alfa intende darsi.
Tutta la gamma attuale, ad eccezione della GT, è nata tra la metà e la
fine degli anni Novanta e, dunque, si avvicina per lei il momento del
graduale rinnovamento. Come
già detto, il 2004 non è stato e non sarà certo un anno intenso. Dopo
il lancio della stupenda GT, entrata subito nel cuore degli appassionati e
del mercato,
l'unica altra novità sarà rappresentata dalla Crosswagon che però avrà
se non altro l'importante ruolo di riportare all'ombra del Biscione la
trazione integrale che nella prima metà degli anni Novanta tanta gloria
ha regalato alle berline Alfa. Un
anno di quiete, dunque. Sicuramente
le (buone) idee non mancano, ma oggi ancora più di ieri sarà necessario
trovare una buona volta per tutte il coraggio di concretizzarle. Ed
ecco che arriviamo a quella che potrebbe essere la... tempesta di novità
del 2005-2006! La
prima ad arrivare dovrebbe essere la ristilizzazione della bella 147, un
passo delicato, perché ci vuol davvero poco a rovinare uno stile che
ancora oggi, a quattro anni suonati dalla presentazione, risulta sempre
attuale e apprezzatissimo. Prevista inizialmente per settembre,
l'operazione è stata posticipata di qualche mese e, quindi, potrebbe
vedere la luce proprio all'inizio del 2005. Anche sulla nuova 147 dovrebbe
poi trovare spazio la sofisticata trazione integrale della Crosswagon. La
speranza è che possa concretizzarsi quanto da più parti anticipato già
all'inizio di quest'anno: l'impiego della trazione integrale non solo su
versioni "tutti terreni", ma anche su vetture ad alte
prestazioni, magari firmate dall'AutoDelta. E
il 2005 dovrebbe essere anche l'anno della 8C Competizione, che sin dalla
sua presentazione colleziona riconoscimenti uno dopo l'altro, per ultimo
quello dello storico concorso estetico di Villa d'Este: con un possente V8
in posizione anteriore-centrale come motore e uno stile semplicemente
perfetto, la 8C sarebbe anche l'occasione per sdoganare in casa Alfa la
trazione posteriore che inizierebbe così a formare un trio formidabile
insieme alle imbattibili trazioni integrali delle versioni sportive di
grande serie e alle sofisticate trazioni anteriori del resto della gamma. Ma
non è finita qui, perché sempre nel 2005 dovrebbe debuttare anche
l'erede della bella 156. Anche questo sarà un passo delicato: sostituire
un'auto di successo come la fortunata berlina nata nel 1997 non è cosa da
prendere a cuor leggero: la "157" nascerà comunque disegnata da
Giugiaro. All'Alfa di Arese e sulla pista di Balocco non si contano più
gli esemplari "camuffati" che circolano per strada. Ovvio poi
che dalla futura berlina deriverà anche la nuova Sportwagon. A
cavallo tra 2005 e 2006, vedrà poi la luce il primo SUV firmato
dall'Alfa, già in avanzato stato di sviluppo: il Centro Stile Alfa Romeo
di Arese è in questo momento impegnato ad apportare varie modifiche di
dettaglio al progetto globalmente presentato a suo tempo col prototipo
Kamal. Una cosa è certa: osservata a pochi centimetri di distanza, questo
nuovo SUV fa impallidire qualunque altro SUV di impostazione sportiva che
calca le nostre strade. Il
2006 porterà poi in dote anche le eredi delle attuali GTV e Spider, che
in realtà potrebbero essere rappresentate da un unico modello in
conformazione Coupé-Cabriolet. Qualcuno, nei mesi scorsi, ha ipotizzato
che questa futura sportiva del Biscione potrebbe alla fine adottare
pianale e meccanica GM (impiegati, col nome di "piattaforma Kappa",
dalla General Motors sulla sua Pontiac "Solstice"), ma all'Alfa
negano con fermezza. Dice Paolo Massai, capo dello sviluppo prodotto di
Arese: "Un'auto realizzata sulla piattaforma Kappa sarebbe poco più
grossa di una Mazda MX-5 e al momento non ci interessa. La nostra Spider,
che sostituirà l'attuale, sarà più grande, fatta sul pianale della
nuova 156". Ecco, sono queste le parole che ogni Alfista ama
sentire, parole fatte di consapevolezza e anche di un pizzico di orgoglio,
quello stesso orgoglio che in Alfa si sta sempre più ritrovando, anche
grazie al fatto che l'Alfa Romeo sta ogni giorno di più riscoprendo una
sua forza autonoma. Non a caso, infatti, la Spider delle parole di Massai
nascerà sul pianale della futura "157", un pianale che deriva
da quello inizialmente sviluppato in Svezia dall'Alfa insieme alla Saab
(marchio GM) ma che Saab ha deciso di non impiegare poiché troppo
costoso: mollata a metà strada, l'Alfa - con un sussulto d'orgoglio - ha
deciso d'andare avanti lo stesso e il nuovo pianale costituirà il
carattere distintivo della futura famiglia di berline, spider e coupé del
Biscione. Non
mancano poi altre possibilità, come per esempio il debutto nel 2005
dell'attuale GT in versione cabrio. Secondo indiscrezioni raccolte negli
ambienti torinesi, alla Bertone (che ha firmato la GT) sarebbero già
pronti e mancherebbe soltanto l'ok finale dell'Alfa. Ma
il futuro prossimo dell'Alfa non è solo fatto di nuovi pianali, nuovi
modelli e nuovi schemi di trazione. Un ruolo importante lo svolgeranno
anche i nuovi motori, sia a benzina che a gasolio. Tra i primi, gli eventi
più importanti dovrebbero essere due: l'ampliamento della gamma ad
iniezione diretta JTS (che rispetta già le normative europee
anti-inquinamento Euro4) e il debutto dei nuovi V6 che dovrebbero essere
presentati per la prima volta sull'erede dell'attuale 156. Tra i secondi,
il ruolo determinante sarà affidato all'iniezione multipla di tipo
Multijet e, probabilmente, anche alla sovralimentazione a doppio stadio,
soluzioni che dovrebbero far galoppare i JTD Alfa Romeo molto oltre le
attuali soglie dei 150 cv del 1900 cc e 175 cv del 2400 cc. Insomma,
come già detto, le idee non mancano. E sono idee grandiose. Ciò che
ancor di più non deve mancare è il coraggio e la determinazione di
concretizzarle, perché di automobili eccezionali finite ad ammuffire
nelle sale del Museo Storico Alfa Romeo di Arese e di progetti
all'avanguardia soffocati nella culla dei cassetti dei progettisti l'Alfa
non ha davvero più bisogno.
|