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Che
tempi!
(2
agosto 2003)
Ho
sempre creduto che la storia (anche automobilistica) sia fatta da cicli,
un ciclo dopo l'altro, in un alternarsi infinito di protagonisti, di
avvenimenti, di ruoli a volte sovrapponibili se pur distanti, tra loro,
secoli. Il
perché di questa premessa lo si può facilmente intuire dando un'occhiata
al panorama automobilistico attuale. La
domanda che ogni Casa costruttrice si pone sempre al momento di iniziare
lo sviluppo di un nuovo modello è: con quali altri modelli la mia auto
dovrà confrontarsi? Se
questa domanda l'avessimo posta ad un tecnico Alfa cinque anni fa,
probabilmente la sua risposta sarebbe stata molto differente rispetto a
quella che oggi lo stesso tecnico darebbe. Basta sfogliare una qualunque
rivista di settore... Sì,
qualcosa sta cambiando. Qualcosa. E allora può accadere che nella rosa
delle concorrenti di un'Alfa del segmento C o D o anche E (quelli,
rispettivamente della 147, della 156 e della 166) non ci sia più un'Honda
o una Toyota. Non perché, ovviamente, Honda e Toyota non producano più
autovetture in tali segmenti, ma perché la Civic (esempio di segmento C)
di oggi, col suo autotelaio a dir poco imbarazzante, è il fantasma della
Civic che per anni è stata considerata una icona di sportiva aggressività.
Scorrendo il listino Honda, infatti, noteremo come a parte uno solo dei
motori montati sulla Civic e sulla coupé S2000, nulla è rimasto di ciò
che lo stesso marchio era qualche anno fa... Meno eclatante (per via del
successo commerciale della Yaris) ma sostanzialmente simile la situazione
di Toyota. Proprio
a proposito di Toyota, il numero di agosto del mensile Quattroruote può
aiutare a capire la direzione che oggi questo marchio sta prendendo. I
giapponesi, si sa, hanno sempre peccato in fantasia automobilistica: sono
grandi tecnici, ma non chiedete loro di "inventare" qualcosa di
veramente nuovo e rivoluzionario. Il segreto di ogni loro successo sta
soprattutto nell'intuire dove sta andando il mercato e, dopo, nel buttarsi
a capofitto in quella direzione. Oggi il mercato spinge sempre più
evidentemente verso auto che siano soprattutto versatili, spaziose,
alte... Poco importa, poi, se hanno qualità dinamiche scadenti: ci penserà
l'elettronica a nascondere le magagne di un autotelaio non equilibrato.
La
dimostrazione di tutto ciò la troviamo, appunto, su Quattroruote di
agosto il quale dedica un certo spazio alla nuova Toyota Avensis, a
coronamento di una vera e propria telenovela cominciata agli inizi dello
scorso marzo e conclusasi solo oggi. Tutto
ha origine nei primi giorni di marzo, quando Quattroruote giudica poco
soddisfacente il comportamento stradale della nuova Avensis. Le
preoccupazioni del giornale attirano l'attenzione della Toyota, la quale
addirittura chiede di partecipare a una sessione di prove in pista. Sembra
che "l'incidente" si sia concluso e invece, qualche giorno dopo,
Hirokazu Koga, vice presidente del Technical Centre Toyota in Belgio,
chiede la disponibilità di Quattroruote per una ulteriore sessione di
prove. Questa volta i giapponesi giungono in forze (diciotto persone, tra
tecnici, ingegneri e collaudatori...) con lo scopo di studiare le
metodologie di prova che la rivista utilizza per valutare il comportamento
di ogni automobile, con riferimento soprattutto alle prove di stabilità,
proprio la "materia" nella quale la nuova Toyota è stata più
volte bacchettata. Prove che, per la cronaca, Quattroruote e Toyota hanno
congiuntamente svolto in parallelo con auto concorrenti (tra cui anche
Alfa Romeo). Sapete
come è si è conclusa la vicenda? Che i tecnici Toyota hanno fatto i
complimenti a Quattroruote per la serietà e la professionalità dimostate
nelle prove, ma Quattroruote ha da parte sua rinnovato il proprio giudizio
estremamente negativo sulla stabilità della Avensis! Per
capire meglio cosa sia accaduto, è sufficiente sfogliare la prova su
strada della nuova Avensis 2.0 D- 4D SW pubblicata proprio sul numero di
agosto dello stesso Quattroruote. La
prova su strada è titolata "Adesso fila come un treno", ma a
leggere bene l'articolo si scopre che in realtà le cose non sono andate
poi così bene... Le
prove in pista delle versioni a benzina della nuova Toyota avevano
evidenziato come già nella prova di stabilità in rettilineo, il
retrotreno della vettura entrasse facilmente in crisi sino al rischio di
testacoda. Nella prova di stabilità in curva la situazione era ovviamente
ancora peggiore. Tale comportamento dinamico della vettura è stato
(durante le prove congiunte Quattroruote-Toyota) riconosciuto dagli stessi
tecnici Toyota, i quali hanno cercato in tutti i modi di passarlo come un
pregio, giustificandosi con la motivazione di aver voluto realizzare
"una vettura più agile che stabile"... Ogni commento diventa a
questo punto puramente superfluo. Fatto
sta che più di un giornale aveva caldamente suggerito alla Casa di
"metterci una toppa" ricorrendo al controllo elettronico della
stabilità. Ebbene, proprio sulla più pesante (rispetto alle versioni a
benzina) Avensis diesel provata questo mese da Quattroruote, il controllo
elettronico della trazione viene fornito di serie dalla Toyota, ma
nonostante ciò i limiti di un autotelaio progettato per una guida poco
dinamica balzano ancora una volta immediatamente agli occhi. In
particolare, Quattroruote rileva come nonostante il controllo elettronico
della stabilità sia presente su questa versione, la (bassa) velocità di
passaggio nel test di stabilità non sia affatto aumentata rispetto alla
versione priva di controllo elettronico! Il motivo è semplice: dal rapido
e pressoché continuo lampeggiare della spia del VSC (il sistema di
controllo elettronico della Toyota), risulta evidente come l'elettronica
è costretta ad intervenire in modo assiduo anche per manovre non estreme
tagliando l'erogazione e agendo sui freni. Ciò non solo riduce la velocità
di passaggio, ma paradossalmente finisce per limitare quella stessa agilità
che i tecnici Toyota avevano sbandierato come l'idea ispiratrice del
progetto Avensis. Alla
fine di tutto questo, insomma, emerge chiaro un concetto fondamentale:
nessun apparato elettronico può essere in grado di sostituire un
autotelaio accuratamente progettato per esaltare le doti dinamiche della
vettura. Ma tant'è: oggi, un numero sempre maggiore di case costruttrici stanno
cedendo al dolce richiamo del "risparmio autotelaistico", nella
convinzione che possa passare in secondo piano il piacere di guidare
un'auto che sia capace di mettere le proprie ruote lì dove il pilota
vuole che esse stiano. Ma
l'aspetto più importante della questione è che in questo errore stiano
incappando proprio alcune della Case che sino a qualche anno fa
sbandieravano al mondo intero la vocazione sportiva dei loro modelli:
oggi, quelle stesse case parlano solo di spazio e versatilità. La guida
sportiva è passata di moda... O meglio, così vorrebbero farci credere.
Grazie
al cielo, l'Alfa resta una di quelle (poche) case in cui i controlli
elettronici della stabilità, quando sono presenti, non entrano in
funzione praticamente mai, perché tarati su limiti molto più alti della
concorrenza, grazie a degli autotelai particolarmente equilibrati ed
evoluti, capaci così di non castigare il pilota ogni qualvolta egli
decida di adottare una guida sportiva. Ecco
allora che oggi la Toyota (come anche la Honda) è uscita dalla rosa delle
case concorrenti dell'Alfa Romeo... Chi l'avrebbe detto qualche anno fa? Sì,
qualcosa sta cambiando. Ma,
a guardare bene, sta cambiando anche qualcos'altro... Non
è più raro trovare nelle rubriche di posta delle varie riviste di
settore le lettere di utenti insoddisfatti delle loro "berlinone"
tedesche. C'è, per esempio, chi vende una Audi A4 del 1999 per acquistare
una nuova Audi A4 e poi scopre che tanti piccoli difettucci prima assenti
iniziano ora a fare capolino (scricchiolii compresi...). E c'è anche chi
inizia a lamentarsi non solo per il nuovo stile Bmw (questa ormai è
notizia vecchia e risaputa), ma anche per la qualità delle plastiche e
dei rivestimenti impiegati nell'abitacolo della nuova serie 5,
unanimamente considerati un grande passo indietro rispetto a quelli del
vecchio modello. Memorabile il giudizio espresso proprio sulla serie 5 da
Al Volante, testata giornalistica che notoriamente si rivolge soprattutto
all'utente che più di ogni altra cosa valuta l'impatto economico
dell'acquisto della sua futura auto: "E' troppo cara per quello che
offre": anche in questo caso, la qualità degli interni viene
apertamente criticata. E
poi succede anche che il bilancio del Gruppo Volkswagen inizi a mostrare i
primi segni dell'incauta politica di gestione del suo vecchio presidente
Ferdinand Piech, andando incontro nel secondo trimestre 2003 a un profitto
netto sceso (rispetto allo stesso periodo 2002) da 776 a 394 milioni di
euro e a un profitto operativo sceso da 1.4 a 0.6 miliardi, consolidando
così una perdita nel semestre di 1.22 miliardi. Di fronte a queste prime
grandi falle, il nuovo presidente Bernd Pischetsrieder dichiara che i
marchi Seat e Skoda saranno sottoposti ad una severa "dieta
finanziaria" mentre l'Audi dovrà dimostrare una maggiore
indipendenza... Alla base di tutto starà il necessario riordino di quella
"giungla" di modelli che è oggi il Gruppo Volkswagen, modelli
che spesso e volentieri finiscono per farsi concorrenza a vicenda. E, da
parte sua, anche la Volkswagen adeguerà la nuova Golf alla nuove tendenze
tutte spazio e versatilità, caso mai qualcuno avesse mai avuto il dubbio
che la Golf fosse un auto dalle velleità sportiveggianti...
Ecco,
questo è il panorama che oggi circonda l'Alfa Romeo, un panorama in cui
molti marchi stanno ridisegnando il proprio ruolo, alcuni per scelta e
altri per necessità, all'inseguimento di un mercato in cui, invece, per
l'Alfa Romeo ci sarà sempre più spazio solo se il Biscione continuerà a
restare fedele a sé stesso. E le premesse perché questo avvenga ci
sono proprio tutte. Un
auto, il suo motore, il tuo controllo: questo è essere alfista. Questo è
Alfa Romeo. Potenza, controllo, stabilità, tenuta, piacere di guida. La
guerra dell'ultimo millimetro di spazio la lasciamo ad altri, consapevoli
della necessità di dover approfittare anche degli errori qualitativi di
alcuni nostri nostri concorrenti. Avanti così, Alfa Romeo!
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