|
|
1.
L'aquaplaning: i fattori che lo determinano.
Per "aquaplaning"
si intende quel fastidioso quanto pericoloso fenomeno che consiste nella
totale perdita di aderenza che si verifica quando tra pneumatici e fondo
stradale si forma un velo d'acqua. Prima di scendere nei
dettagli dell'argomento, però, sarà bene precisare quando si possa realmente
parlare di aquaplaning. Spesso,infatti, ci si trova a fronteggiare solo il fenomeno che lo precede, vale a
dire una notevole riduzione dell'area di contatto dello pneumatico con
l'asfalto: in tale situazione, che si
verifica di solito in presenza di uno strato d'acqua di alcuni millimetri
e a velocità inferiori ai 100 km/h, non si ha una perdita totale di
aderenza, anche se ciò non vuol dire che la stabilità della vettura non
venga in parte compromessa. Il passaggio tra questo
primo fenomeno e la totale perdita di aderenza, però, è molto repentino, cogliendo il
più delle volte impreparato il guidatore. Vediamo innanzitutto quali
possono essere i
fattori determinanti
dell'aquaplaning. Lo pneumatico, tra le sue
varie funzioni, annovera anche il compito di espellere l'acqua che si
interpone tra la ruota e il manto stradale. A tal proposito, fondamentale
è il ruolo svolto dalle scolpiture del battistrada, le quali
"frammentano" il velo d'acqua espellendolo verso i lati dello
pneumatico: a 100 km/h, uno pneumatico drena all'incirca 5-8 litri di acqua
al secondo, una capacità di drenaggio di molto inferiore a quella degli
pneumatici "rain" di Formula 1 che riescono a drenare
all'incirca 20 litri al secondo con le ruote anteriori e addirittura 30
litri al secondo con le ruote posteriori. Ebbene, all'aumentare dello
spessore del velo d'acqua presente sull'asfalto o all'aumentare della
velocità del veicolo, aumenta anche la quantità di acqua da eliminare in
una certa unità di tempo ed è proprio quando la quantità di acqua
drenata diventa insufficiente che si verifica l'aquaplaning. Dunque, si può dire che i
primi due fattori
determinanti della totale perdita di aderenza sono lo spessore del velo
d'acqua presente sull'asfalto e la velocità del veicolo. Questi due elementi,però,
non sono certo gli unici da tenere in considerazione. Infatti, da un punto
di vista teorico, un terzo fattore determinante
è rappresentato dal peso del veicolo: una vettura
più pesante dovrebbe opporre più resistenza all'aquaplaning rispetto ad
una vettura più leggera, visto che per via del maggior peso ogni ruota è spinta con maggiore
forza verso l'asfalto, potendo così contare su un contatto più efficace.
E in effetti questa è un'affermazione corretta, ma solo teoricamente, in
quanto nella pratica le vetture di peso elevato sono normalmente dotate di
pneumatici di larghezza notevole: e veniamo così ad un quarto
fattore determinante dell'aquaplaning, cioè la larghezza dello
pneumatico, la quale più è elevata più facilita il verificarsi del
fenomeno perché, anche se la mescola
è più morbida e la scolpitura è più efficace, non sempre questi
vantaggi riescono a compensare lo svantaggio di una maggiore impronta a
terra (e, quindi, di una maggiore superficie opposta al velo
d'acqua). Sotto questo aspetto,
l'ideale su fondo viscido sarebbe una vettura pesante con gommatura
stretta (al contrario di quanto accade sull'asciutto, situazione in cui
l'ideale è una vettura leggera con gommatura larga): non a caso, le
vetture da rally adottano pneumatici di sezione sempre più stretta via
via che il fondo è più viscido.
|

|
Assodato questo in via
generale (gommatura larga = aquaplaning più probabile), non bisogna però
trascurare l'importanza delle caratteristiche del battistrada adottato (che, dunque, può essere
considerato un quinto fattore determinante
dell'aquaplaning). Come già detto, le
scolpiture del battistrada hanno anche la funzione di espellere l'acqua e proprio in modo
da valorizzare questa caratteristica vengono progettati e sviluppati gli
pneumatici specifici per la pioggia, in grado di offrire una
maggiore resistenza all'aquaplaning che si verificherà così a velocità
superiori rispetto ad uno pneumatico "estivo" (cioè, uno
pneumatico non espressamente dedicato all'impiego invernale). E' chiaro poi che
fondamentale è anche lo stato di usura del battistrada: un moderno
pneumatico estivo, infatti, garantisce una discreta tenuta su fondi
viscidi (acqua, fango, neve) solo con un battistrada di almeno 4-5
millimetri; in caso contrario, le sue prestazioni decadono anche più del 50%.
2.
L'aquaplaning: i modi in cui si manifesta.
Vediamo adesso nello
specifico i modi in cui l'aquaplaning si manifesta, a seconda delle varie circostanze.
Tenendo innanzitutto ben
presente che l'aquaplaning interessa di solito le ruote anteriori (in
quanto le ruote posteriori in pratica seguono la stessa traiettoria
dell'avantreno, trovando così un solco già aperto nel velo d'acqua),
possiamo dire che le circostanze da tenere in considerazione sono il tipo
di trazione della vettura e le modalità con le quali ci si imbatte nel
velo d'acqua. Nel
caso in cui la perdita di aderenza si verifica in curva, la
sensazione che si avvertirà sarà quella di un notevolissimo
alleggerimento del volante. In tal caso, bisognerà assolutamente evitare
di frenare, aspettando invece qualche centesimo di secondo prima di
iniziare a correggere la traiettoria: tale correzione dovrà essere
effettuata utilizzando solo il volante, magari parzializzando
l'acceleratore. In ogni caso, comunque, mai frenare prima di aver
riportato la vettura in assetto. Nel
caso in cui la perdita di aderenza si verifica in rettilineo, invece, prevedere il comportamento della vettura è molto complesso.
Se l'aquaplaning si verifica in rettilineo da entrambi i lati del veicolo, è praticamente
impossibile prevedere la direzione che prenderà l'auto non appena si
ritornerà in condizioni di aderenza. In genere, comunque, le
vetture con trazione anteriore presenteranno delle deviazioni più marcate
rispetto alla traiettoria ideale, innescate dall'accresciuta velocità
delle ruote motrici. Infatti, ricordando che il più delle volte
l'aquaplaning si verifica sull'avantreno, si può affermare che in tale
circostanza le ruote anteriori (perdendo il contatto con l'asfalto) in una
trazione anteriore inizieranno a ruotare con una velocità maggiore di
molto rispetto a quella delle ruote posteriori, innescando una sbandata di
notevole entità non appena il contatto col manto stradale verrà a
ristabilirsi.
|

|
Ciò non vuole però dire
che le trazioni posteriori siano esenti da rischi; infatti, in tale
ipotesi le ruote anteriori rallenteranno considerevolmente la propria
velocità e potranno addirittura arrivare quasi ad arrestarsi qualora la
perdita di aderenza si protragga per un lungo tratto.
|

|
Non appena il
contatto con l'asfalto verrà a ristabilirsi, si innescherà allora un effetto
frenante solo sulle ruote anteriori che potrà causare un considerevole
sovrasterzo. Tra l'altro, le probabilità
di una notevole sbandata della trazione anteriore potranno essere
diminuite alzando prontamente (e gradualmente) il piede dall'acceleratore.
Nel caso in cui, poi, l'aquaplaning si verifica
in rettilineo da un lato solo del veicolo, fare delle previsioni
sul conseguente comportamento della vettura diviene certamente più semplice.
In una vettura a trazione
posteriore, la perdita di aderenza di uno solo degli pneumatici anteriori causerà il
rallentamento o l'arresto dello stesso. Quando si ristabilirà il contatto
con l'asfalto, lo pneumatico comporterà un brusco effetto frenante che
farà ruotare la vettura dallo stesso lato dello pneumatico interessato
dall'aquaplaning. Sarà in questo caso necessario intervenire con un
deciso controsterzo.
|

|
In una vettura a trazione
anteriore, invece, il differenziale farà ruotare più velocemente lo pneumatico
che ha perso aderenza, causando, non appena l'aderenza sarà ristabilita,
una sbandata dal lato opposto dello pneumatico interessato dall'aquaplaning.
|

|
Anche in questo caso
(come nel caso di aquaplaning su rettilineo da entrambi i lati del
veicolo) sarà quindi importante alzare il piede
dall'acceleratore. Da tenere però sempre presente (sia nell'aquaplaning
solo da un lato che nell'aquaplaning da entrambi i lati del veicolo) che
questa pronta decelerazione dovrà avvenire non in modo repentino bensì
graduale, in modo da non innescare bruschi trasferimenti di carico: in
questo modo, la
decelerazione sarà lieve e sortirà l'effetto di
"caricare" di più l'avantreno, facendo cessare in breve tempo
l'aquaplaning. La sbandata che si innescherà una volta ristabilita
l'aderenza sarà lieve e facilmente controllabile e dopo una serie di
sbandate sempre più modeste si ritornerà all'assetto ideale. In tutti i casi, al di là
del tipo di trazione e indipendentemente dal fatto che l'aquaplaning si
sia verificato da uno solo o da entrambi i lati del veicolo, non
bisognerà mai agire sul pedale del freno o della frizione, ma solo
sull'acceleratore (in modo pronto ma allo stesso tempo graduale, per
scongiurare bruschi trasferimenti di carico).
3.
Conclusioni.
Concludiamo
ricordando che incorrere nell'aquaplaning è più probabile sui viadotti (in cui
l'asfalto è ondulato e si formano facilmente pozzanghere), sui rettilinei
con scarsa inclinazione verso i margini della sede stradale, sui brevi
rettilinei tra due curve in contropendenza, nelle corsie autostradali di
sorpasso vicino al guard-rail e, in generale, in tutti quei punti in cui
possono formarsi pozzanghere. Più rischiose sono le
strade con asfalto a grana fine oppure con asfalto usurato: un asfalto
ruvido e nuovo diminuisce di molto i rischi. Negli ultimi anni, inoltre,
si sono impiegati sempre più spesso asfalti speciali (cosiddetti
"drenanti"): è auspicabile che la loro diffusione diventi
sempre più capillare. In ogni caso, poi, la
migliore arma contro l'aquaplaning resta la prudenza affiancata da una
corretta manutenzione del veicolo. Ciò vuol dire pneumatici con battistrada
non usurato ma anche con pressione di gonfiaggio corretta: solo una
pressione corretta, infatti, consente un'impronta a terra adeguata,
mantenendo la giusta distanza tra i canali di drenaggio attraverso i quali
defluisce l'acqua. Importante è anche il buono
stato degli ammortizzatori, al fine di evitare micro-saltellamenti delle
ruote sull'asfalto. Infine, è da ricordare che
sovraccaricando il vano bagagli si finisce sempre con l'alleggerire le
ruote anteriori (che sono poi quelle quasi sempre interessate
dall'aquaplaning), abbassando così notevolmente la soglia di velocità
alla quale la perdita totale di aderenza si verifica.
|
Questo
articolo è una rielaborazione dell'originale realizzato da
Piero Plini per la rivista ELABORARE n° 37. Allo
stesso Piero Plini vanno attribuiti i disegni inseriti in questa
pagina. |
|