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1.
Considerazioni generali.
Volendo
iniziare un percorso attraverso il mondo dell’elaborazione di un’auto,
non si può non iniziare proprio da qui, l’aspirazione, il comparto in
cui sotto molti aspetti, tutto ha inizio. E in
effetti la sostituzione degli elementi filtranti dell’aria è di solito
uno dei primi passi che si percorrono quando si decide di intervenire non
più solo sull’estetica della vettura, ma anche su ciò che si nasconde
sotto il cofano. Cercheremo quindi di dare qualche semplice risposta ai
dubbi che di solito animano chi vorrebbe apportare questa modifica che,
molto spesso, viene affiancata dagli altri due tipici interventi di
“soft tuning”: la riprogrammazione della centralina elettronica e
l’adozione di scarichi sportivi.
2.
Filtri aria sportivi: materiali e manutenzione.
I filtri
aria originali sono realizzati, nella quasi totalità dei casi, da
elementi in carta non rigenerabili: tali filtri, una volta ostruiti,
devono essere necessariamente sostituiti. E’ proprio in sostituzione di
questi filtri in carta (di forma rettangolare o, più raramente, di forma
circolare o cilindrica) che si può
decidere di optare per dei filtri aria sportivi. Ne
esistono di diversi tipi. Per quanto
riguarda il materiale impiegato nella loro
realizzazione, la maggior parte di quelli in commercio sono filtri
aria in cotone, costituiti appunto da una base di cotone leggermente
imbevuta d’olio e trattenuta da fitte reti metalliche: ad un buon potere
filtrante, questi filtri associano un calo di pressione più ridotto rispetto al tradizionale elemento in carta e, conseguentemente, permettono
al propulsore di beneficiare di una maggiore portata d’aria (con ovvi
vantaggi in termini di resa complessiva). Questi filtri aria sono
rigenerabili, ma affinché le loro caratteristiche di funzionamento
restino inalterate per molto tempo è necessario eseguire un’attenta
manutenzione periodica. Stabilire gli intervalli di percorrenza con i
quali effettuare la pulizia del filtro aria sportivo non è cosa possibile a
priori, in quanto essi possono variare in base ai tipi di percorso che si
affrontano con l’auto e in base al posizionamento del filtro
all’interno del vano motore: è logico che un filtro posizionato nella
parte bassa del vano motore di un’auto che percorre molti chilometri su
strade polverose necessiterà di operazioni di pulitura più frequenti
rispetto ad un’auto con filtro aria ben riparato e che viaggia per la
maggior parte delle volte in autostrada. In linea di massima, sarebbe
comunque opportuno verificare visivamente le condizioni del filtro ogni
2.000 chilometri per poi procedere alla sua pulizia ogni 5.000 – 10.000
chilometri. Il kit di
pulizia, fornito dallo stesso costruttore del filtro, è generalmente
composto da un detergente e da un olio specifico. Dopo aver asportato
(delicatamente) con un pennello il grosso delle impurità, il
filtro andrà cosparso col detergente che bisognerà lasciare agire per
circa 10-20 minuti. Dopodiché bisognerà sciacquare abbondantemente con
acqua non calda e a bassa pressione il filtro stesso che, una volta
rimosse tutte le impurità accumulate, dovrà essere lasciato asciugare
all’aria aperta. Per favorire l’asciugatura non dovranno essere
utilizzati getti d’aria compressa o fonti di calore, in quanto il filtro
potrebbe danneggiarsi irreparabilmente. Una volta
perfettamente asciugato, il cotone dovrà essere imbevuto con
l’olio contenuto nel kit di pulizia per recuperare completamente il potere
filtrante: la quantità ottimale di olio si ottiene effettuando con il
dosatore due passaggi d’olio per
ogni riga del filtro, solo su un lato di esso. In molti kit, l’olio è contenuto in una
bomboletta spray: fondamentale è non inzuppare il cotone con una quantità
eccessiva d’olio, per i motivi che vedremo più avanti. Una volta
ultimata anche questa operazione, il filtro potrà essere rimontato nel
vano motore. Merita di essere sottolineato il fatto che l'applicazione
dell'olio sulla superficie del filtro dopo il suo lavaggio e la sua
asciugatura non è cosa secondaria: a differenza di quanto avviene nel
caso dei filtri in carta, infatti, nei filtri in cotone il potere
filtrante non risiede nel cotone stesso... Esso costituisce solo la base
che "ospita" il vero elemento filtrante, cioè l'olio: è lui
che "cattura" le particelle in sospensione che altrimenti
finirebbero per essere inevitabilmente aspirate dal motore. Il cotone,
comunque, non è l’unico materiale usato per realizzare i filtri aria
sportivi. Infatti, si possono trovare sul mercato anche filtri in spugna, i quali, quando sono perfettamente puliti, offrono
a parità di capacità filtrante una permeabilità anche superiore ai
filtri in cotone (che però, nell’uso prolungato, possono garantire una
costanza di rendimento nettamente superiore ai filtri in spugna). Per
essere realmente efficaci, tali filtri in spugna devono essere montati
anch’essi su una rete sottile o su una molla (quest’ultima per
facilitare le operazioni di pulizia dei filtri cilindrici), allo scopo di evitare
che possano chiudersi con la depressione generata dall’aspirazione del
motore e limitare il passaggio dell’aria.
3.
Filtri aria sportivi: le forme e le modalità di installazione.
Oltre che
per il materiale impiegato nella loro realizzazione, i filtri aria di tipo
sportivo possono distinguersi anche per la forma e
le modalità di installazione. Da questo
punto di vista, essi possono essere di forma identica a quella dei filtri
originali, oppure essere "ad aspirazione diretta" o ancora,
infine, essere "dinamici".
I
filtri
di forma identica a quella dei filtri originali possono avere una forma rettangolare (cosiddetti "filtri a pannello") o
più raramente una forma circolare o cilindrica: essi possono essere sostituiti facilmente
ai componenti di serie in quanto hanno le stesse dimensioni e la stessa
forma del filtro originale e vanno installati
all’interno dello stesso cassoncino di aspirazione. Questi filtri garantiscono
ottimi risultati in termini di riduzione del calo di pressione (con ovvio
incremento del passaggio di aria filtrata) mantenendo un livello di
rumorosità comparabile al motore equipaggiato con il filtro di serie.
I
filtri
aria "ad aspirazione diretta" (in genere di forma conica) sono invece
quelli che, dopo aver rimosso il cassoncino d’aspirazione originale, possono
essere montati direttamente a ridosso del corpo farfallato o del
carburatore.
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Essi assicurano un incremento del
flusso d’aria
superiore a quello di un filtro sportivo di forma uguale al filtro
originale, e ciò grazie soprattutto
alla loro maggiore superficie, ma devono
essere collocati in un posto ben areato all’interno del vano motore, al
fine di evitare che possano essere investiti da aria calda (meno densa e
meno ricca di ossigeno, tale da limitare il rendimento del motore). Da
notare, comunque, che è più corretto (per migliorare la risposta del
motore) posizionare il filtro ad aspirazione diretta non troppo vicino al
corpo farfallato, ma leggermente distanziato da esso, servendosi di un
tubo: ciò allo scopo di creare una sorta di colonna d’aria stabile a
monte del corpo farfallato stesso. Su questo aspetto, comunque, avremo
modo di ritornare. Questi
filtri ad aspirazione diretta, però, non sono tutti uguali: a quelli più
tradizionali (dalla tipica forma a cono) si affiancano dei filtri più
sofisticati, alcuni caratterizzati strutturalmente da un secondo cono più
piccolo, interno a quello principale (al fine di aumentare ulteriormente la superficie di
passaggio).
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Altri
sono poi dotati, al loro interno, di particolari tubazioni con
condotto Venturi (allo scopo di regolarizzare e incrementare il flusso
d’aria verso l’aspirazione).
I
filtri "dinamici", infine, sono costituiti da un elemento filtrante
collocato all’interno di una nuova scatola filtro, accuratamente esposta
(anche attraverso l'uso di tubi) al flusso d’aria che investe
frontalmente l’automobile in corsa.
Ecco, nel disegno sottostante, lo spaccato
di un filtro "dinamico".
I vantaggi di
questa soluzione rispetto ai filtri "ad aspirazione diretta" sono diversi:
innanzitutto la possibilità di respirare aria fresca (più densa e più ricca di ossigeno
comburente), poi la riduzione della rumorosità di aspirazione, infine lo sfruttamento
della pressione d’ingresso dell’aria attraverso la presa dinamica (che
può generare un lieve effetto di sovralimentazione).
Le
differenze tra il primo tipo di filtri (quelli di forma uguale al
filtro originale) e gli
altri due tipi (quelli "ad aspirazione diretta" e quelli "dinamici"), oltre al
fatto che i primi rispondono perfettamente alle norme del Codice della
Strada mentre gli altri non sono in alcun modo omologabili, riguardano i
valori di coppia e potenza ottenibili. Infatti, i filtri aventi forma
uguale al componente originale migliorano soprattutto l’erogazione ai regimi intermedi, mentre i filtri
"ad aspirazione diretta" e i filtri "dinamici" si comportano meglio ai regimi
più elevati (spesso, però, penalizzando un po’ quelli intermedi). Il
motivo di ciò, oltre che nella conformazione vera e propria dei diversi
tipi di prodotto, è da ricercarsi anche nell’accorciamento dei condotti di
aspirazione che l’adozione del filtro "diretto" o
"dinamico" comporta, fatto già di
per sé in grado di modificare l’erogazione del motore (al pari della
variazione di lunghezza delle trombette di aspirazione o dei collettori di
scarico): in tutti i casi, a maggiori allungamenti corrisponde più coppia
e a maggiori accorciamenti corrisponde più potenza (l’una sempre un
po’ a scapito dell’altra). Il
consiglio che si può dare è dunque quello di scegliere il tipo di filtro
sulla base del proprio stile di guida e sulla base di ciò che si vuole
privilegiare: chi ama spingere sempre il propulsore al massimo dei giri
farà bene a orientarsi verso un filtro "ad aspirazione diretta" o verso un
filtro "dinamico"; chi vuole invece migliorare le riprese e ama guidare in
percorsi ricchi di curve (in cui importante è uscire bene anche ai regimi
intermedi) farà bene a orientarsi verso un filtro sportivo di forma
uguale al filtro originale.
4.
Filtri aria sportivi: incremento delle prestazioni e consumi.
Ciò
che molti spesso si domandano è quanti cavalli si
riescono a guadagnare con un filtro sportivo. Molte sono
le opinioni al riguardo, ma in realtà l’incremento è davvero lieve. I
filtri di forma identica al filtro originale consentono di guadagnare in media 1 cv o pochissimo di
più e,
nella migliore delle ipotesi, mezzo kgm (5 Nm) di coppia; il tutto a
regimi bassi e intermedi. Un filtro "ad
aspirazione diretta", al contrario, può far guadagnare in media 2-3 cv a 6.000-7.000 giri,
ma può anche far perdere mezzo kgm (5 Nm) di coppia ai regimi bassi e
intermedi. Ciò accade perché per i
bassi regimi è necessaria una colonna d'aria veloce, quindi una colonna
che per essere spostata non deve essere di massa notevole; in caso di
massa notevole (è appunto il caso dei filtri "ad aspirazione diretta"), per
la forza di inerzia, la colonna impiegherà più tempo ad aumentare la
propria velocità, facendoci così avvertire il classico "vuoto"
che può essere più o meno accentuato. Al contrario, ai regimi alti è
invece importante non solo la velocità dell'aria aspirata (velocità che
comunque ci sarà, perché la colonna d'aria che entra sarà comunque già
in movimento e quindi offrirà poca resistenza) ma anche la sua quantità
(che sarà appunto maggiore nel caso di filtri "ad aspirazione
diretta"): in tali
condizioni (regimi elevati), dunque, il filtro "diretto"
garantisce indubbi vantaggi. Un filtro "dinamico", infine, se collocato davvero a regola d’arte,
potrebbe far guadagnare anche 4 cv. I consumi,
invece, in tutti e tre i casi potrebbero addirittura migliorare (in modo
impercettibile,però!), anche solo per il fatto di aver apportato un
beneficio all’aspirazione.
5.
Filtri aria sportivi: possibili conseguenze negative.
Ciò che
però divide maggiormente gli appassionati è il dibattito sui possibili
danni che un impiego prolungato di filtri sportivi può causare al
propulsore. Al
riguardo, molto si è detto e molto si è scritto. Proviamo a riassumere
un po’ i termini della questione. E’
certamente errato demonizzare questi componenti, tacciandoli di causare
danni notevolissimi alla meccanica; altrettanto errato, però, è
considerarli completamente immuni da rischi.
Un
primo problema che molti si pongono consiste nel dubbio che
l’adozione di un filtro sportivo possa portare ad un eccessivo smagrimento
della miscela aria-benzina. In via
preliminare, è opportuno ricordare che per raggiungere il rapporto
stechiometrico ideale e per poter così produrre una combustione
efficiente, l’impianto di iniezione (o, dove presente, il carburatore)
deve miscelare 1 parte di benzina per 14,7 parti d’aria: nel caso in
cui vi sia un eccesso di aria, la carburazione sarà magra; nel caso in
cui vi sia un eccesso di benzina, la carburazione sarà grassa. Quando ci
si trova di fronte ad un motore carburato “grasso”, si potrà
riscontrare un eccessivo consumo di carburante, un alto tasso di
idrocarburi incombusti e di monossido di carbonio nei gas di scarico e una
irregolarità di funzionamento del motore soprattutto ai bassi regimi: è
questa la situazione tipica che si viene a creare in presenza di un filtro
aria intasato, perché le condizioni del filtro impediranno un passaggio
ottimale dell’aria. Quando
invece ci si trova di fronte ad un motore carburato “magro”, si potrà
andare incontro ad irregolarità di funzionamento, ad un incremento di
emissioni di ossidi di azoto e, soprattutto, ad un surriscaldamento del
motore (in quanto la combustione genererà più calore). E’ poi
frequente, in caso di carburazione magra, che si verifichino fenomeni di
“pre-accensione” o, peggio ancora, detonazione (il cosiddetto
“battito in testa”). Il surriscaldamento provocato dalla carburazione
magra può arrecare notevoli danni alla parte termica del propulsore, come
fori nel cielo del pistone, grippaggi, danneggiamento delle valvole di
scarico e danneggiamento della guarnizione della testa. Premesso
tutto ciò, è possibile che un filtro aria sportivo causi uno smagrimento
della miscela aria-benzina tale da causare i danni sopraelencati? Indipendentemente
dal tipo di filtro sportivo che si adotti, la risposta è (in linea di
massima) negativa. L’incremento di portata d’aria di questa tipologia
di filtri, infatti, di solito non è tale da generare irregolarità nella
carburazione tali compromettere l’affidabilità del motore. Lo
smagrimento causato da un filtro aria sportivo (di qualunque tipo esso
sia) è il più delle volte minimo rispetto a quello che si dovrebbe avere
per correre certi rischi che invece potrebbero essere causati, nei motori
ad iniezione elettronica, da un errato dosaggio della benzina o
addirittura da trafilaggi lungo la linea di alimentazione (per esempio,
tra collettori di aspirazione e testata). Tra l’altro, proprio i motori
di concezione più moderna, dotati di iniezione elettronica, sono in grado
di modificare i propri parametri di funzionamento in base ai dati
elaborati durante il funzionamento stesso del motore: ciò anche in
presenza di un “elemento di disturbo” come può essere considerato un
filtro aria di tipo sportivo. Detto
questo, però, non si può trascurare il fatto che ogni tipo di motore e
anche ciascun esemplare di ogni tipo di motore può comunque presentare
(in presenza di un filtro sportivo, soprattutto del tipo "ad aspirazione
diretta") delle caratteristiche di comportamento specifiche e
personalissime. Motivo per cui, sarà bene verificare caso per caso il
rendimento del propulsore una volta installato un filtro. A tal
riguardo, è vero che le centraline elettroniche di gestione dei motori
sono autoadattive (cioè, riescono a variare automaticamente alcuni
parametri di gestione per adeguarli a particolari condizioni climatiche o
ambientali o ancora per adeguarli all'invecchiamento di sensori, attuatori
e componenti vari),
ma è anche vero che alcune volte (molto raramente!) le variazioni
necessarie possono essere tali che non è più possibile contare esclusivamente sul sistema
autoadattivo della centralina per poter regolarizzare il
funzionamento del motore. Ciò però non vale nel caso in cui si adotti
semplicemente un
filtro sportivo di forma uguale a quella del filtro originale: solo
utilizzando filtri "ad aspirazione
diretta" potrà in alcuni rari casi accadere
che l’auto soffra di un notevolissimo calo di coppia ai bassi e medi regimi per poi risultare eccessivamente magra agli alti regimi, con
ovvie conseguenze in termini di resa complessiva: entrambi i problemi
saranno evidentemente attribuibili allo smagrimento della miscela causato
dall’eccessiva permeabilità del filtro adottato, il quale permette di
realizzare un flusso d’aria aspirata di molto superiore a quello
assicurato dal filtro originale. In casi del genere, sarà allora
necessario tenere ben presenti i rischi che eccessivi smagrimenti possono
comportare, primo tra tutti il classico “battito in testa” (il cui
rumore si avvicina molto a quello di un mazzo di chiavi agitato con
forza), pericolosissimo per l’integrità della testa del propulsore, soprattutto
qualora si presenti agli alti regimi di rotazione. Lì dove
eventualmente si verifichino questi problemi si potrà optare per
l’installazione di un filtro sportivo di forma identica al componente
originale oppure (se proprio si
vuol mantenere il filtro ad aspirazione diretta) per una riprogrammazione
della centralina oppure ancora per un
incremento della pressione di benzina: l’obiettivo sarà sempre quello di
ristabilire il giusto equilibrio tra i valori di aria aspirata e di
benzina iniettata nei condotti di aspirazione. Nel caso,
poi, di filtri sportivi con aspirazione dinamica, problemi legati ad
eventuali smagrimenti determinati da sovrapressione saranno limitati in
quanto, per ottenere tali smagrimenti, occorrono velocità estremamente
elevate (abbondantemente oltre i 200 km/h) e cassoni di aspirazione simili
a quelli utilizzati in Formula 1, aerodinamicamente efficienti e
caratterizzati da un ampio volume: in assenza di questi fattori, il
cassone lavorerà inevitabilmente in depressione. In alcune condizioni,
però, potrebbe verificarsi uno smagrimento della carburazione derivato
dalla temperatura troppo bassa dell’aria aspirata dal filtro dinamico.
Il fatto che le centraline di gestione siano in grado di adeguare i
parametri di gestione del motore alle variazioni climatiche non può
essere un fatto rassicurante in assoluto, perché è anche vero che tali
parametri possono essere modificati entro una “forchetta” non
estremamente ampia. In questi casi, a causa del fatto che l’eventuale
smagrimento verrebbe comunque ad essere temporaneo e legato a particolari
situazioni climatiche, la mossa più corretta sarebbe quella di adottare
un lettore lambda (posizionabile sul cruscotto) attraverso il quale tenere
sempre d’occhio la carburazione del motore. Si tratta di un lettore
costituito da una serie di led colorati che forniscono una certa scala di
lettura: al centro, generalmente, si trova il valore “lambda = 1” (per
il quale si avrà il rapporto stechiometrico ideale, 1 parte di benzina
per 14,7 parti d’aria); ai lati opposti si troveranno invece i led con
la scala di valori di carburazione magra e grassa. In
conclusione, nella maggior parte dei casi i filtri sportivi (di forma
identica all'originale, "diretti", "dinamici") non creano smagrimenti della miscela tali da
compromettere l’affidabilità del propulsore: qualora, in determinati
casi (rari ma pur sempre possibili), questi fenomeni si presentino,
bisognerà intervenire nei modi sopra descritti.
Un
secondo problema su cui molto si dibatte, è il possibile danno
causato dall’eventuale aspirazione di aria più sporca rispetto a quella
aspirata con i filtri aria originali. Partendo
dall'ovvio presupposto che lo scopo di un filtro aria (di qualunque tipo)
è quello di trattenere le particelle solide disperse nell'aria allo scopo di evitare eccessive usure al propulsore, sarà
vero oppure no che i filtri sportivi (essendo senza dubbio più permeabili
dei loro equivalenti originali) sono meno efficaci nel trattenere
lo sporco? A rigor di
logica verrebbe di rispondere di sì, ed effettivamente, al di là delle
parole rassicuranti fornite da chi i filtri sportivi li costruisce e li
vende, il rischio potrebbe anche esserci. Sotto
questo aspetto, se la manutenzione è già importante con i filtri
originali (per i quali, più che di manutenzione si dovrebbe parlare di
sostituzione agli intervalli prescritti), essa diventa assolutamente
determinante con i filtri sportivi. Soprattutto, sono i filtri "ad
aspirazione diretta" ad essere di solito maggiormente esposti allo sporco e
all'acqua, la quale ha l'effetto di rimuovere poco alla volta l'olio di
cui è imbevuto il cotone, olio che rappresenta l'elemento cardine del
potere filtrante. L'esperienza pratica porta a concludere
che già dopo poche migliaia di chilometri e nonostante tutti i ripari e
le paratie possibili e immaginabili, un filtro ad aspirazione diretta presenta una
superficie poco rassicurante! Il periodico controllo visivo di
un occhio ben allenato, dunque, è caldamente consigliato. Al di là
dei dannosi (...e facilmente intuibili!) effetti che sul lungo periodo
l'aspirazione delle particelle solide in sospensione nell'aria può
causare al motore, bisogna tener conto del fatto che (nell'ambito dei
moderni sistemi di iniezione) l'aspirazione di aria mal filtrata sottopone
ad uno stress superiore al normale il debimetro (conosciuto anche come
"flussometro" o "misuratore di massa aria").
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Cerchiamo
brevemente di capire quale sia il ruolo di questo componente e come esso
lavori. Il
debimetro svolge l'insostituibile ruolo di fornire alla centralina
elettronica dell'impianto di iniezione i dati relativi alla quantità di
aria aspirata (e anche alla sua temperatura). Proprio questi dati
rappresentano alcuni dei parametri fondamentali sui quali la centralina
(dopo averli elaborati) baserà la quantità di carburante da iniettare
nei cilindri. L'elemento
sensibile del debimetro è il più delle
volte rappresentato da una piastrina di pochi
millimetri (in evidenza nell'immagine sotto riportata), posta al centro del flusso
d'aria proveniente dal filtro e diretto al motore.
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Ebbene,
all'aumentare della portata d'aria, la temperatura del sensore tenderà a
scendere, ma essa sarà tenuta costante dall'incremento della corrente
elettrica che lo attraversa. Proprio
dalla variazione della corrente elettrica, un circuito integrato nel
dispositivo ricaverà la tensione che poi verrà inviata alla centralina
di iniezione, la quale elaborerà il dato ricevuto. Un sensore di temperatura è
poi compreso nel misuratore per poter tenere conto anche dell'eventuale
mutamento delle condizioni climatiche. In
condizioni di perfetta efficienza, la tensione potrà variare tra circa 1 volt (al regime minimo del motore) e circa
5 volt (al regime massimo
del motore), ma con l'andare del tempo (di solito intorno agli 80 mila
chilometri) la tensione massima che il debimetro invia alla centralina
potrà anche diminuire, a causa della minore sensibilità del sensore di
rilevamento (il quale, col tempo e con i chilometri percorsi, tende
progressivamente e inevitabilmente a sporcarsi). Diminuendo la tensione
inviata dal debimetro alla centralina di iniezione, quest'ultima crederà
che al motore arrivi meno aria di quanto effettivamente ne entra e
regolerà l'iniezione (e la quantità di carburante inviato) sulla base di
un parametro errato, causando un conseguente decadimento delle
prestazioni. Ancora una volta, l'esperienza
pratica porta a dedurre che quando la tensione massima erogata dal
debimetro scende sotto i 4 volt il motore perde potenza e inizia a
funzionare irregolarmente. Ecco
dunque spiegato in che modo un filtro aria non in grado di svolgere a
pieno il proprio compito di filtraggio può causare il danneggiamento del debimetro e il
conseguente e progressivo decadimento prestazionale del motore.
Ovviamente, corrono rischi in tal senso
coloro che trascurano la sostituzione del filtro originale agli
intervalli di manutenzione previsti, ma - riportando
il discorso sui filtri sportivi - è fin troppo chiaro che chi accettasse
l'idea che tali filtri (oltre a far passare più aria) fanno passare più
particelle solide (quindi, più impurità) farà bene a rinunciare al loro
impiego. Così come farà bene a rinunciarvi anche chi percorre molti
chilometri in strade e in zone abbastanza polverose o comunque con aria
mediamente più ricca di impurità. Una cosa
è pressocché sicura: moltissimi sono coloro che, dopo aver installato un
filtro sportivo, trascurano successivamente di eseguirne la
corretta manutenzione (che, come già detto, per maggior sicurezza è bene
eseguire ogni 5-10 mila chilometri). In ogni
caso, la maggiore permeabilità dei filtri sportivi allo sporco è un
argomento sul quale ciascuno di noi potrà farsi una propria e
personalissima idea: infatti, mancano ad oggi dati davvero scientifici (e
soprattutto imparziali) che possano far propendere per l'una o per l'altra
posizione. Un'ultima
precisazione. Dopo quanto detto finora, si può facilmente comprendere perché
sia importante evitare anche di inzuppare eccessivamente d'olio il cotone dei
filtri sportivi al momento della loro pulizia periodica: con un filtro
troppo oliato, l'olio in eccesso sarà normalmente risucchiato all'interno
del manicotto di aspirazione, arrivando inevitabilmente a imbrattare il
sensore di rilevamento del debimetro, degradandone così la sensibilità.
6.
Filtri aria sportivi: corrette modalità di installazione.
Passiamo
ora all’analisi di un altro
fondamentale aspetto dell’uso dei filtri sportivi: le corrette
modalità di installazione.
Nulla da
dire per quanto concerne i filtri di forma
identica a quella dei filtri originali:
essi vanno semplicemente sostituiti ai corrispondenti filtri di serie,
dovendo essere posizionati all’interno della stessa scatola filtro
originale. Per ciascun modello di auto esistono, nei listini delle varie
aziende produttrici, filtri specifici.
Discorso
diverso si deve fare per i filtri "ad aspirazione
diretta", la cui installazione rappresenta un passaggio delicato e
fondamentale che, se eseguito in modo non corretto, può anche annullare
del tutto i vantaggi derivanti dall’adozione di una simile modifica.
I fattori
da tenere in considerazione sono principalmente tre: la stabilità
dell’aria aspirata, la temperatura dell’aria aspirata, la
conformazione e la lunghezza del manicotto di raccordo. Per quanto
attiene alla stabilità dell’aria aspirata, è molto importante non
posizionare il filtro direttamente a ridosso del condotto di aspirazione che immette
l’aria nel vano motore: infatti, la massa d’aria aspirata deve essere
quanto più possibile stabile, priva di turbolenze capaci di creare una
depressione che smagrisce volume e ossigeno. In linea di massima, sarà
sufficiente collocare il filtro a 10-15 di centimetri dal condotto (in
base alla potenza dell’auto: più la vettura è potente, maggiore sarà
la distanza minima da rispettare). Per quanto
attiene alla temperatura dell’aria aspirata, è questo un fattore
determinante. Sarà opportuno (ove possibile) evitare di sistemare il
filtro a ridosso del propulsore e, in ogni caso, sarà utilissimo
realizzare una paratia anti-calore che lo isoli.
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Senza tale paratia (in
materiale termo-isolante) intorno al filtro, ci si troverà con un’auto
che perde progressivamente cavalli con l’aumentare della temperatura
all’interno del vano motore. Un’idea
pratica ed economica per realizzare una paratia
termo-isolante può essere quella di adattare, modellandola, una delle
paratie utilizzate per isolare in più punti il tubo di scarico dal
pianale: si tratta di un componente di semplicissima reperibilità sul
mercato dei ricambi e, di solito, dal costo abbastanza contenuto.
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Per quanto
attiene poi alla conformazione e alla lunghezza del manicotto di raccordo,
è bene premettere che (come già scritto all’inizio) è opportuno
evitare di installare il filtro troppo vicino al corpo farfallato, allo
scopo di creare una sorta di colonna d’aria stabile a monte del corpo
farfallato stesso. Proprio per questo, è prassi comune quella di montare
il filtro innestandolo nel manicotto (più o meno lungo) che, in
configurazione originale, di solito collega il debimetro con la scatola
filtro. A volte, per meglio posizionare l’elemento filtrante, potrà
risultare necessario anche allungare tale manicotto o deviarne il
percorso. Ebbene, è
importante che il manicotto abbia un andamento quanto più possibile
rettilineo, in quanto ogni deviazione del condotto comporterà una diminuzione di velocità
dell’aria e un aumento della sua temperatura, oltre che una maggiore
quantità di turbolenze. Tutto ciò, in funzione dell'angolo di curvatura
che più sarà elevato più degraderà il rendimento fluidodinamico del
condotto: naturalmente una deviazione di 180° risulterà essere sotto
questo aspetto disastrosa, ma anche una deviazione di "soli" 90° sortirà delle
conseguenze negative.
Altro
aspetto fondamentale è poi quello della lunghezza del manicotto. Un tubo
troppo lungo può anche annullare del tutto i benefici derivanti
dall’adozione del filtro sportivo. Si applica in questo caso lo stesso
principio di funzionamento su cui si basano i condotti di aspirazione a
geometria variabile che infatti, dove presenti, permettono di affrontare bene il problema in
questione compensando (chiaramente, entro certi limiti) l’eccessiva o
l’insufficiente lunghezza del manicotto di collegamento tra filtro
diretto e debimetro. Infatti, i condotti di aspirazione a geometria
variabile variano tra l’altro anche la propria lunghezza in funzione del
regime di rotazione: saranno più lunghi ai bassi regimi (privilegiando
così l’erogazione di coppia) e saranno più corti agli alti regimi
(privilegiando così la potenza). Nel
caso in cui si disponga di condotti di aspirazione fissi, invece, si
tratterà di trovare un buon compromesso: il manicotto non dovrà essere
troppo lungo perché altrimenti si avrà una sorta di “effetto diesel”
con tutta la coppia disponibile ai bassi regimi; ma non dovrà essere
neanche troppo corto perché altrimenti il vuoto ai bassi regimi (già
fisiologico a seguito dell’adozione di un filtro diretto) diventerà
troppo accentuato. In definitiva, sarà consigliabile cercare di
discostarsi il meno possibile dalla lunghezza del manicotto originale di
raccordo. Da
non trascurare, poi, gli ancoraggi: la stabilità del complesso
filtro-manicotto gioca un ruolo non secondario nell'efficienza
dell'aspirazione.
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In
alcuni casi, infine, risulterà necessario procedere alla realizzazione di
una paratia che ripari l'elemento filtrante dalle infiltrazioni d'acqua
che possono eventualmente investire il filtro stesso. Sarà opportuno
valutare caso per caso la situazione e regolarsi di conseguenza. A
titolo di esempio, sulle 145/146 il filtro ad aspirazione diretta
collocato nella stessa posizione della scatola filtro originale può
essere soggetto ad infiltrazioni d'acqua provenienti dal basso (l'acqua
può salire su per il parasassi che circonda la ruota): risulterà allora
opportuno adottare una paratia di riparo da fissare sotto il filtro,
ancorandola alla superficie interna del parasassi e sigillandola con
silicone e nastro adesivo.
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Infine,
nel caso
dei filtri "ad aspirazione dinamica", molti
dei problemi tipici dell’installazione di un filtro "ad aspirazione
diretta" non si porranno. Infatti, la scatola filtro (spesso in carbonio)
che circonda l’elemento filtrante protegge quest’ultimo dal calore del
vano motore (la scatola filtro abbassa la temperatura dell'aria aspirata,
che quindi aumenta la propria densità: ciò equivale ad avere una piccola
sovralimentazione chimica), dallo sporco e dall'acqua; irrilevante diventerà ovviamente anche il problema della
stabilità dell’aria aspirata. Invece,
sempre rispetto ai filtri "ad aspirazione diretta", nulla cambia quanto alla
conformazione del manicotto di raccordo col debimetro.
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