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1.
La sovralimentazione in generale.
"Si definisce
sovralimentazione l'operazione
mediante la quale si precomprime l'intera (od una parte della) carica
fresca al di fuori del cilindro di lavoro, con lo scopo di aumentare la
massa di aria o miscela che un motore riesce ad aspirare per ogni ciclo"
(G. Ferrari, Motori a combustione interna). In pratica, mediante un
compressore, l'aria viene immessa nei cilindri ad una pressione
superiore a quella atmosferica; ciò permette che una maggiore quantità
di combustibile, proporzionale all'aumento di densità dell'aria precompressa, possa venir
bruciata all'interno del cilindro. Come risultato si ottiene un
incremento della potenza specifica ed un miglioramento del rapporto peso/potenza di
un dato motore. Per comprendere meglio come la sovralimentazione permetta
di ottenere un aumento di potenza, si ricordi come per un motore a quattro
tempi (dove un ciclo completo viene compiuto con due giri di manovella,
corrispondenti a quattro corse del pistone) la potenza utile effettiva (Pe)
viene definita dall'equazione 1, dove la pme è la
pressione media effettiva, V
è la cilindrata unitaria, n il
numero di giri ed il 2 al denominatore rappresenta il numero di giri
dell'albero motore per avere un ciclo completo.
(equazione 1)
Dall'equazione sopra
riportata si nota come, a parità di cilindrata unitaria, due siano le
strade perseguibili per l'innalzamento della potenza: la prima è
innalzare il numero di giri, strada seguita dai motori aspirati, con la
conseguente ricerca di un alleggerimento delle masse in moto per
ridurre l'inerzia; la seconda è incrementare la pressione media
effettiva ed è proprio quella seguita dai motori sovralimentati. La
pme è definita
dall'equazione 2, dove h
è il rendimento del motore, l è il coefficiente di riempimento,
r la densità dell'aria,
Hi
è il potere
calorifico superiore del carburante e a
è il rapporto
aria/combustibile.
(equazione 2)
La sovralimentazione
permette di aumentare la densità dell'aria (essendo la densità data
dal rapporto massa/volume, ad un aumento della massa si ha un aumento di r) ed il coefficiente di riempimento (all'apertura
della valvola di aspirazione, i gas residui della combustione vengono
compressi dalla carica fresca che quindi può occupare un volume maggiore
con un conseguente miglioramento di l):
di conseguenza sia la pressione media effettiva che la potenza utile
effettiva si accrescono. La sovralimentazione presenta anche altri vantaggi,
quali il miglioramento del rendimento del motore (attraverso un
miglioramento del processo di combustione), cosa ancora più evidente nei
motori Diesel, in cui si riesce a ridurre il ritardo di accensione, la
riduzione delle emissioni di particolato ed una combustione più graduale
che permette di avere un motore dal funzionamento più silenzioso. Tra gli
svantaggi si ha un aumento dei carichi meccanici (determinato dalla maggiore
pme) e termici. Inoltre, per i motori ad
accensione comandata, si verifica la detonazione con il conseguente "battito in testa": ciò perché una parte della miscela si trova in
condizione di autoaccendersi ancor prima di essere raggiunta dal fronte di
fiamma regolare. Proprio per ridurre questi
inconvenienti, i motori sovralimentati presentano un rapporto di
compressione inferiore a quello degli aspirati. La riduzione del rapporto
dì compressione determina la riduzione dei picchi di pressione e delle
temperature massime sviluppate durante la combustione entro i limiti
tollerati dal motore, consentendo di aumentare pressioni e
temperature medie effettive del ciclo. In tal modo si ottengono aumenti di potenza, coppia e carichi meccanici
medi, mentre si diminuiscono le punte di carico massimo sugli organi in
movimento. Ora che qualche elemento teorico è stato chiarito, ci si può
chiedere: come realizzare la sovralimentazione? I due metodi più
utilizzati sono il compressore volumetrico ed il turbocompressore, mentre
un terzo, il Comprex, non viene utilizzato.
2.
Il compressore volumetrico.
Il compressore volumetrico (fig. 1) è costituito da due lobi che
comprimono l'aria all'aspirazione;
esso viene azionato
direttamente dal motore
tramite una trasmissione a cinghia o a catena.
Il vantaggio principale di
tale soluzione è che, essendo il compressore centrifugo, azionato dal
motore, la sovralimentazione è attiva già a basso numero di
giri: per
questo motivo tale soluzione ha conosciuto una certa diffusione nei rally.
Lo svantaggio principale di tale soluzione è l'assorbimento di potenza
ai danni del motore.
3.
Il turbocompressore.
Particolare attenzione
deve essere soprattutto rivolta al metodo più
utilizzato per ottenere la sovralimentazione, il turbocompressore (fig. 2). Il rotore della turbina, messo in rotazione dai gas
di scarico che gli cedono parte della loro energia, trascina (mediante un albero poggiante su due supporti
antifrizione lubrificati dall'olio
motore) la girante (in alluminio) del
compressore che comprime l'aria aspirata.
L'aria compressa in uscita dalla girante del
compressore ha una temperatura di più di 80°: per questo motivo l'aria
compressa, prima di essere immessa nel motore, viene raffreddata per mezzo
di uno scambiatore di calore aria/aria, altrimenti detto intercooler (fig.
3). I vantaggi della post-refrigerazione, in termini di potenza, sono quantificabili
empiricamente: una diminuzione di 10
°C crea un
aumento della massa volumica dell'aria pari al 3% a cui corrisponde un
incremento di potenza pari al 3,5%.
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Un turbocompressore, durante il
funzionamento, raggiunge velocità di rotazione molto elevate, dai 60.000
ai 180.000 giri/min.; per questo motivo, bisogna prestare particolare cura
alla manutenzione che riguarda l'olio motore (con i relativi filtri), che
ha il compito di lubrificarne e raffreddarne gli elementi. Anche per tale
motivo, in alcuni casi viene utilizzato uno scambiatore di calore per
l'olio. La pressione di sovralimentazione, che in alcune applicazioni
supera il bar, viene regolata tramite una valvola chiamata
"waste-gate" (fig. 4). Questa valvola di sfiato
impedisce una eccessiva pressione di sovralimentazione, riducendo la
quantità dei gas di scarico diretti alla turbina. La waste-gate, che può
essere a piattello o a
saracinesca, è azionata da un polmoncino comandato pneumaticamente, che
è collegato allo scarico del compressore da un tubo di piccole
dimensioni.
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La valvola si
apre quando
la pressione a valle del compressore supera il valore predefinito da
progetto: questo fa sì che il polmoncino vada ad agire, tramite un'asta,
sulla molla della waste-gate, vincendone la resistenza in modo da aprire
la comunicazione diretta con i gas di scarico, bypassando così la turbina.
Variando il precarico della molla si può variare la pressione massima di
sovralimentazione. Esiste in alcuni motori la possibilità di ritardare
l'intervento della waste-gate, in modo da disporre per brevi periodi
di un plus di potenza grazie all'aumento della pressione oltre il
valore massimo prestabilito. Questo sistema, chiamato "overboost",
mediante un attuatore comandato da una centralina elettronica, agisce
direttamente sulla waste-gate. Nei motori diesel, una recente possibilità di
regolazione della pressione di sovralimentazione è fornita dalla "turbina a geometria variabile" (fig. 5). In pratica, il distributore
della turbina, cioè l’elemento che convoglia i gas di scarico verso il
rotore (girante), è dotato di palette che tramite un meccanismo ad aria
compressa variano la loro
inclinazione
in funzione del regime di rotazione del motore.
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Questo permette di avere
un controllo delle sezioni di passaggio dei gas di scarico e, di
conseguenza, un controllo dei gradi di sovralimentazione ottenibili ai
diversi regimi. L'utilizzo di questa soluzione è limitato ai motori
diesel perché la temperatura dei loro gas di scarico è inferiore rispetto ai motori a benzina: ciò permette condizioni di utilizzo meno
gravose per i delicati componenti di tale soluzione. La turbina a
geometria variabile permette anche di attenuare uno dei problemi più
importanti
dell'applicazione di un turbocompressore, il
cosiddetto "turbolag",
cioè il ritardo di risposta in accelerazione del turbo. In passato, questo
problema era molto sentito, rendendo le auto sovralimentate difficili da
guidare: ciò perché, al di sotto di un determinato regime (ad esempio,
sotto i 3000 giri/min), il flusso dei gas non era sufficiente per
mettere in rotazione la girante del turbo e quindi non bastava a garantire una
pressione di sovralimentazione adeguata; di conseguenza, il motore aveva un
funzionamento simile a quello di un motore aspirato con un rapporto di
compressione basso e quindi con una risposta "fiacca". Superato tale
regime, la "botta" di sovralimentazione era invece molto evidente e difficile da
gestire. Questo problema si attenua nei diesel, anche per
la loro caratteristica tipica di avere molta coppia già ad un ridotto
numero di giri. Nei motori a benzina, invece, il problema è accentuato dal fatto
che, in fase di rilascio, la turbina,
anche se priva della spinta indotta dai gas di scarico, a causa della
propria inerzia continua a girare velocemente causando un aumento di
pressione indesiderato nel collettore di aspirazione che in rilascio è
chiuso dalla farfalla. Per evitare che la valvola a farfalla venga
danneggiata viene utilizzata una valvola by-pass, grazie alla quale l'aria viene riconvogliata tramite un tubo a valle del filtro
dell'aria in maniera silenziosa, in modo da mantenere comunque elevata la
pressione di esercizio e da non far fermare del tutto il compressore
anche ad acceleratore chiuso. Nelle vetture da competizione viene invece utilizzata la cosiddetta
valvola "pop-off" che devia verso l'esterno l'aria in pressione, producendo il
sibilo in fase di rilascio tipico dei motori turbo da gara. In qualsiasi
caso, ad una riapertura della valvola a farfalla il compressore deve essere
riportato a regime con un conseguente ritardo del raggiungimento della
pressione di sovralimentazione. La risoluzione del turbolag, per i motori a ciclo
Otto, è stata ottenuta in vari modi. Una strada seguita è quella di
ridurre la dimensione della turbina e, di conseguenza, del rotore/girante:
ciò permette di ridurne la massa e quindi anche l'inerzia, in modo che i gas
di scarico riescano a metterla in rotazione più velocemente riducendo i
tempi di risposta ai comandi dell'acceleratore e garantendo che la pressione di
sovralimentazione venga
raggiunta più rapidamente.
Un'altra strada è la bassa sovralimentazione che migliora il
rendimento del motore rinunciando a picchi elevati di potenza, permettendo
di mantenere un rapporto di compressione vicino a quello di un aspirato e,
quindi, garantendo una elasticità di funzionamento del motore anche a
turbina quasi o del tutto ferma.
In conclusione si può affermare che la sovralimentazione è diventata
ormai parte integrante dei motori a ciclo Diesel, ma che probabilmente si
assisterà ad un suo utilizzo massiccio anche nei motori a ciclo Otto, ai
fini di migliorarne il rendimento e ridurne le emissioni inquinanti.
Materiale tratto da
AUTOTECNICA
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