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VARIATORE DI FASE LATO
ASPIRAZIONE ALFA ROMEO |
1.
La fasatura della distribuzione.
In
ogni propulsore, numerosi organi meccanici lavorano in sincronismo con il
movimento dei pistoni e, pertanto, devono essere perfettamente "in
fase" con l'albero motore, al quale sono collegati da catene, cinghie
dentate o ingranaggi. La fasatura dell'accensione, per esempio, è il
legame angolare che intercorre tra la posizione del pistone e l'istante in
cui scocca la scintilla (anticipo d'accensione). La
fasatura della distribuzione, invece, serve a determinare il punto di
apertura e di chiusura delle valvole rispetto alla posizione del pistone.
Essa, normalmente fissa, sui motori moderni viene a volte resa variabile
tramite il cosiddetto "variatore di fase", che serve a migliorare il grado di
riempimento del volume totale del cilindro (attraverso la variazione del
movimento delle valvole) in funzione del numero di giri del motore e,
quindi, in funzione della potenza desiderata. Più
precisamente, quindi,
per "fasatura delle valvole" si intendono gli angoli di apertura e di chiusura
delle valvole riferiti ai punti morti (PMI e PMS, rispettivamente Punto Morto Inferiore
e Punto Morto Superiore, cioè gli estremi della corsa del pistone in cui
il moto si inverte e in corrispondenza dei quali la velocità dello
stantuffo assume per un istante valore zero), secondo un diagramma circolare
definito appunto "diagramma della distribuzione". Gli effetti della fasatura
delle valvole sulle prestazioni di un motore a
benzina sono notevoli; in particolare, la fasatura delle valvole di
aspirazione influenza la potenza erogata dal motore. Ritardare la chiusura
delle valvole (angolo di incrocio elevato) significa incrementare la potenza agli alti regimi,
grazie
ad un certo grado di sovralimentazione dovuto agli effetti inerziali del
moto dell'aria, ma ciò comporta anche delle perdite ai medi e bassi regimi a
causa dei riflussi della carica nei condotti di aspirazione. Al contrario,
se si anticipa la chiusura delle valvole di aspirazione (angolo di
incrocio limitato), si ottengono
incrementi prestazionali ai bassi e medi regimi. La scelta
tra le due
fasature è sovente frutto di compromessi. Infatti, un angolo di incrocio
limitato ridurrebbe, soprattutto ad alto numero di giri, l'ampiezza delle
fasi di aspirazione della miscela fresca e di scarico dei gas combusti,
impedendo l'ottimale riempimento dei cilindri e limitando di conseguenza
la potenza erogata. Al contrario, un incrocio eccessivo potrebbe causare
un funzionamento irregolare del motore a basso numero di giri e,
soprattutto al minimo, ritorni di fiamma verso l'alimentazione e spreco di
combustibile non bruciato che uscirebbe dalle valvole di scarico.
I motori
4 cilindri Alfa
Romeo, dotati di 4 carburatori e relative 4 farfalle adottavano una
fasatura con elevati incroci delle valvole, perché la presenza di una
farfalla per ogni collettore impediva i riflussi ai bassi regimi ed al
minimo. Il
discorso potrà apparire più chiaro approfondendo brevemente il
fondamentale concetto
di "angolo di incrocio delle valvole". Esso
non è altro che l'intervallo di rotazione dell'albero motore, misurato in
gradi, durante il quale rimangono aperte simultaneamente le valvole di
aspirazione e di scarico: ciò avviene quando il pistone si trova al Punto
Morto Superiore (PMS), all'inizio della fase di aspirazione e alla fine
della fase di scarico, ed è provocato dal ritardo di chiusura dello
scarico e dall'anticipo di apertura dell'aspirazione. L'ampiezza
dell'angolo di incrocio è molto varia, in genere tra i 10° e i 60°
(fino ai 120° nei motori da competizione), e dipende sia dalle
caratteristiche geometriche e costruttive del motore sia dalle
prestazioni: ha comunque lo scopo di utilizzare al meglio l'effetto
estrattore dell'onda di scarico e di ottimizzare il rendimento volumetrico
sfruttando l'inerzia dei gas freschi che entrano nel cilindro. Più il
motore è spinto, tanto maggiore è l'angolo di incrocio; tuttavia, a
partire dagli anni Settanta, si è preferito ridurre il suo valore, in
particolare il ritardo di chiusura delle valvole di scarico, allo scopo di
limitare la fuoriuscita di benzina incombusta e, di conseguenza, le
emissioni inquinanti e il consumo. Come
già detto, un
elevato angolo di incrocio è utile quando il motore è al massimo dei
giri, perché contribuisce ad aumentare la potenza. Ciò però penalizza
il funzionamento ai medi e bassi regimi. Ebbene, i variatori di fase
consentono proprio di modificare l'incrocio durante il
funzionamento del motore, così da ottenere alta coppia ai bassi regimi e
potenza elevata a quelli più alti.
2.
Il variatore di fase lato aspirazione dell'Alfa.
Nella seconda metà degli anni
Settanta, la lotta
all'inquinamento incominciava a muovere i primi importanti passi in
California, dove si cercava di abbattere le emissioni di CO, HC ed NOx.
Mentre le marmitte catalitiche ossidanti erano efficaci nella riduzione
dell'ossido di carbonio e degli idrocarburi incombusti, per quanto
riguardava gli ossidi di azoto, l'unica soluzione prevista allora era la ricircolazione dei
gas di scarico, conosciuta anche come EGR (Exhaust Gas
Recirculation). Il sistema
prevedeva la reimmisione, tramite una valvola, di una certa quantità di
gas combusti all'interno dei cilindri, gas che venivano così miscelati
con l'aria fresca prelevata dall'esterno. La valvola EGR veniva attivata
dalla depressione creata dall'apertura della farfalla. I motori Alfa Romeo all’epoca
- lo abbiamo già accennato - erano dotati di una
farfalla per cilindro e far rientrare una certa percentuale di gas di scarico in
un motore con 4 farfalle era impossibile perché occorreva disporre di una
tubazione che portasse i gas combusti ai singoli collettori di
aspirazione, ma ciò avrebbe creato un bypass fra i collettori con
l'annullamento del blocco creato dalle farfalle. Pertanto, i tecnici Alfa
furono costretti a rinunciare alla singola farfalla per cilindro, a favore
di una iniezione meccanica con farfalla unica, che aveva però il difetto
di ridurre la coppia ai bassi e medi regimi, per l'impossibilità di
realizzare fasature spinte. L'adozione della monofarfalla aveva risolto
il problema del rispetto delle norme USA, ma i motori avevano perso la
prerogativa Alfa delle buone prestazioni ai medi e bassi regimi, di
fatto riportando i motori della casa di Arese ai tempi del carburatore unico centrale.
Per ovviare alla fasatura
di distribuzione poco incrociata iniziarono allora gli studi per la realizzazione
di un dispositivo che mantenesse un basso incrocio attorno al regime minimo e lo
incrementasse appena possibile: stava per nascere il primo variatore di
fase della storia dell'automobile. Il variatore di fase (fig. 1) fu adottato,
per la prima volta, dal motore di 1750 cc del Model Year 1980
dello
Spider prodotto per il mercato USA.
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Nella prima versione del variatore di fase, la camma
(1)
era svincolata dalla puleggia di trascinamento (2), alla quale era fissato un manicotto
(3) che al suo interno presentava una dentatura elicoidale. La compagna
di tale dentatura faceva parte di un mozzo (4)
che poteva scorrere nella direzione indicata dalle frecce rosse, con moto
sia assiale che elicoidale, a seguito della pressione ricevuta dall'olio
motore, che andava ad agire sulla faccia del mozzo. Il mozzo presentava al suo
interno un dentatura diritta che nel movimento si andava ad
innestare con la dentatura (5)
dell'albero a camme che quindi consentiva la rotazione dell'albero e
di conseguenza degli eccentrici. Al ridursi della pressione dell'olio, il
mozzo veniva riportato in posizione iniziale dalla molla (6).
Il cambio di fasatura avveniva, in teoria, dopo avere superato i 1650
giri/min, ma nella realtà ciò poteva avvenire, a causa degli eccessivi
giochi negli accoppiamenti, anche a 2000 giri/min. La
variazione della fasatura lato aspirazione aveva come conseguenza che le
valvole iniziavano ad aprirsi con un angolo di albero motore di 44° 34'
rispetto al Punto Morto Superiore, in luogo dei 24° 34' che erano stati
definiti per regimi di rotazione inferiori ai 1650 giri/min. Gli obiettivi raggiunti dall'Alfa Romeo con l'adozione del variatore di fase
si meritarono un citazione ufficiale dell'ente americano dedicato ai
problemi dell’inquinamento ambientale (EPA): "L'Alfa Romeo è
riuscita a conservare le caratteristiche dei suoi motori pur rispettando
ampiamente le normative sulle emissioni stabilite dalle leggi
americane". La prima generazione del variatore di fase ebbe però vita
piuttosto breve, a causa dell'inasprirsi delle leggi antinquinamento
USA. Per contenere gli HC (idrocarburi incombusti), era richiesto il mantenimento di un piccolo
incrocio (Small Overlap) per piccole aperture della farfalla, almeno sino
ai 3000 giri/min. Le nuove richieste di regolazione furono soddisfatte con
l'introduzione dell'iniezione elettronica e, di conseguenza, del
variatore di fase a controllo
elettronico (fig. 2).
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La
centralina che
gestiva l'iniezione controllava
un elettromagnete (1)
tramite opportuni segnali, secondo una mappatura definita nel laboratorio emissioni. La valvola a cassetto
di controllo pressione (2),
azionata dal punzone (3) dell'elettromagnete, permetteva o meno il passaggio dell'olio realizzando oppure no la rotazione angolare
dell'albero a camme. Il sistema descritto trovò la sua prima applicazione,
sul mercato europeo, nel motore che equipaggiò l'Alfetta Quadrifoglio Oro
del 1983 (modello tipo 116.55N, motore tipo AR01713) e andò diffondendosi in modo sempre più massiccio sui motori
Alfa Romeo a 4 cilindri prodotti a partire dalla seconda metà degli anni '80, sino ad
arrivare ad equipaggiare l'intera famiglia dei motori Twin Spark (sia di
prima che di seconda generazione, 8 e 16 valvole) e il primo dei motori con
tecnologia JTS: il motore a 4 cilindri 2.0 JTS da 166 cv montato su 156
berlina, 156 Sportwagon, GT, GTV e Spider. A partire dalla prima applicazione sull'Alfetta,
comunque, l'evoluzione di questo dispositivo (fig. 3) si svolse mantenendo
sostanzialmente inalterato il principio di funzionamento e limitandosi a
modificare solo il layout generale per ridurre gli ingombri longitudinali
del motore.
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L'elettromagnete
(1),
spostato nel coperchio anteriore del motore, in base agli impulsi
impartiti dalla centralina elettronica, azionava il punzone che agiva sulla
valvola (2),
spingendola verso il basso; l'olio motore in pressione fluiva tramite i condotti
verso il mozzo e, tramite l'azione delle ruote dentate (3) e (5),
variava l'angolazione dell'albero a camme (6)
messo in rotazione sempre tramite la puleggia (4). La grande flessibilità offerta dall'elettronica ha
quindi consentito
di ottimizzare l'applicazione di questo variatore di fase, con la conseguenza
di amplificare le prestazioni del motore lungo tutto l'arco di giri
utili, caratteristica da sempre associata ai motori Alfa Romeo.
Il
variatore di fase lato aspirazione dell'Alfa Romeo, nato nel 1980, è
stato un vero e proprio apripista nel campo della fasatura variabile della
distribuzione: solo successivamente, e in molti casi anche a distanza di
parecchi anni, altri costruttori ne hanno seguito l'esempio. All'Alfa va
quindi ancora una volta riconosciuto il merito, in quei lontani ultimi
anni Settanta, di aver saputo vedere lontano, tracciando la via da seguire
e introducendo una innovazione assoluta che anche la stessa Alfa ha successivamente sviluppato adottando poi nei propri motori una fasatura
variabile applicata non più solo alle valvole di aspirazione ma anche a
quelle di scarico, il tutto accoppiato a ulteriori importanti innovazioni nel campo
della gestione della distribuzione. Ma qui inizia un'altra storia.
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